FCA bussa allo Stato per 6,5 miliardi, CGIA insorge: governo dica no a chi ha spostato sede all’estero

Fa discutere l’intenzione di FCA Group, attraverso la controllata FCA Italy, di chiedere una maxi-linea di credito da 6,5 mld di euro che vedrebbe Intesa Sanpaolo come principale finanziatore e la Sace fornire una garanzia pubblica per l’80% dell’importo. L’indiscrezione fa storcere il naso alla CGIA che oggi lancia un j’accuse rivolto alle multinazionali del web, ma rivolge l’attenzione anche a FCA. ““Speriamo – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo – che alla fine prevalga il buon senso. Sarebbe inaccettabile che un grande gruppo industriale che ha deciso, di spostare, legittimamente, la sede legale nei Paesi Bassi, chiedesse, con la controllata FCA Italy, un finanziamento avvalendosi delle garanzie pubbliche dello Stato che ha, invece, abbandonato. Sarebbe una cosa insopportabile che il Governo italiano non dovrebbe consentire”.
La CGIA, comunque, ricorda che non è stata solo la FCA a lasciare il nostro Paese per trasferirsi in Olanda. Lo hanno fatto anche l’Eni, l’Enel, Luxottica, Illy, Ferrero, Saipem, Telecom Italia, Cementir, etc,.

“Questi grandi gruppi – conclude il Segretario della CGIA Renato Mason – non si sono trasferiti per sfruttare le aliquote fiscali ridotte di cui l’Olanda comunque non dispone, ma per i bassissimi prelievi presenti sui dividendi, sui guadagni da cessioni/partecipazioni e sulle royalties. Sarebbe quindi opportuno che anche l’Italia, così come ha fatto la Francia, decidesse di escludere dai contributi statali le società con sedi nei Paesi che offrono una fiscalità di vantaggio”. Entrambi i dati sono in crescita, rispettivamente del 4 e del 6%, in confronto alla rilevazione precedente, condotta lo scorso 14 aprile. Quasi tutti (l’82%) sono comunque preoccupati per il futuro.

A riportare il tutto è il portale Finanzaonline.com

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