D’Agostino a ViolaPresses:” La viola di Commisso mi piace, nella mia molti giocatori erano a fine ciclo, un rammarico non essere rimasto di più”

Alle 20.30 abbiamo avuto in diretta Gaetano D’Agostino, ecco le sue parole:

Un ricordo di Alessandro Rialti 

Da ex viola lo ricordo con affetto, questo è un momento particolare in cui purtroppo stanno mancando molte persone e non sempre si riesce a capire se sono sempre ricollegate al Covid-19.

Dove ti trovi ora? Come stai passando questo periodo?

Sono a Roma, ho fatto 14 giorni di quarantena a Lecco dove alleno, ora sono qua e ho dovuto rifare altri 14 giorni da solo. Ora da 2 giorni ho finito la quarantena.

Com’è stato esordire a Roma e vincere subito lo scudetto dove nella storia non ne han potuti vivere tanti? 

Una grande emozione soprattutto l’esordio dato che dello scudetto non mi posso ritenere un protagonista. In spogliatoio c’erano due miti come Bati e Totti, i loro insegnamenti e consigli mi hanno fatto crescere tanto.

Col Bari ed eravate in B avete eliminato l’Inter in Coppa Italia, che emozione è stata? 

Un bella soddisfazione, in campionato non facemmo una gran stagione ma in Coppa eliminammo l’Inter e ci andammo vicini con la Lazio. Ero giovane e mi servi molto.

Nel 2004 avete vinto l’Europeo Under 21(l’ultimo per l’Italia), che esperienza è stata?

Una bella esperienza, il tifoso ricorda solo la fase finale ma dietro c’erano due anni di qualificazioni in cui avevamo sofferto per arrivare in Germania. All’esordio poi perdemmo con la Bielorussia, ma fortunatamente vincemmo poi tutte le altre e ci aggiudicammo il trofeo. Per il mese successivo chiunque ci incontrava per strada ci ricordava della vittoria.

Dopo Roma sei andato a Messina, ottenendo un grande settimo posto che Messina era?

Fu un’anno particolare perché io iniziai a Roma, ma i numerosi cambi di allenatore mi portarono a cambiare a Gennaio. Fu un girone di ritorno importante e sfiorammo la qualificazione Uefa.

Dopo Messina l’Udinese, chi è stato il tecnico più importante e chi il giocatore con cui hai legato di più?

A Udine Malesani mi inventò regista, poi mi consacrai con Marino. I giocatori con cui ho legato di più sono Domizzi, Coda, Pepe, Pinzi. Con Coda eravamo compagni di stanza.

Nel periodo di Udine sei stato vicino a Juve e Real Madrid, come mai non andò in porto?

Non dipese da me ma dalla società che preferiva altre formule come la comproprietà che gli avrebbero permesso maggiori guadagni in futuro. Io mi ero guadagnato l’attenzione ma alla fine non si fece nulla.

A Firenze partisti forte con un goal alla prima poi ti feci male, credi che i due mesi di assenza possano aver influito sulla stagione?

L’infortunio fù ingigantito io avevo solo un’infezione, quell’annata la squadra aveva molti giocatori a fine ciclo. Io riuscii comunque a segnare 5 goal in 20 presenze con reti importati con Napoli, Roma, Udinese(2) e Parma. Il rammarico è stato quello che non mi sia stato concesso di godermi Firenze con la quale avevo un gran legame e dove volevo restare a vivere.

A Firenze hai avuto Cerci come compagno con cui eri stato a Roma, com’era nello spogliatoio?

E’ un bravissimo ragazzo all’epoca ancora giovane, lui soffri con la Piazza che da Cerci si aspettava tanto. Io provavo ad aiutarlo dandogli consigli, ma lui la soffri molto a livello di personalità.

Hai giocato con Bati, Totti e Di Natale chi è però il giocatore più forte che hai mai affrontato?

Anche se al 40% dico Ronaldinho, era un giocoliere incredibile poi anche Kaka, il vero Kaka e Totti. All’epoca tutte le squadre avevano 3-4 campioni.

Ora alleni, che emozione è affrontare da avversario ex colleghi calciatori come Gila, Pancaro, Brocchi?

E’ molto bello perché ritengo che ci deve essere un cambio generazionale anche tra gli allenatori, ovvio chi è bravo deve continuare, ci deve essere meritocrazia. Ma vedere ex compagni come Gila, Brocchi, Pancaro è molto bello. Io Gila e Paolo Zanetti siamo poi tra i più giovani in Europa. E’ bello poi poter fare la gavetta, cosa che da giocatore ho avuto la fortuna di non dover fare.

Quando giocavi avevi già il pensiero di allenare? Chi è la tua ispirazione da tecnico?

Si gli ultimi anni, mi vedevo già da allenatore avevo perso la corsa e iniziavo a dare indicazioni. Ad alcuni tecnici dava fastidio. Il mio modello sono tutti, a me piace apprendere da più persone, non mi piace il copia incolla.

Ultima domanda, cosa ne pensi della Fiorentina di Commisso?

Mi piace, perché lui da grande imprenditore ha capito che la Fiorentina non è solo la società  ma tutta la città. Il progetto mi piace, molto ambizioso e soprattutto non per l’immediato(2-3 anni) ma per portare la viola a essere grande per 50 anni.

Un ringraziamento a Gaetano D’Agostino per la bella chiacchierata.

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